Separazione delle carriere, superate le 10.000 firme

Da Il Sole 24 Ore

Sono oltre 10mila le firme raccolte in una settimana a favore della proposta di legge sulla separazione delle carriere. Questo il dato diffuso dall’Unione delle Camere penali e dal Comitato promotore per la separazione delle carriere relativo alla raccolta firme in corso dal 4 maggio. «Il dato è di particolare rilevanza – osservano i penalisti dell’Ucpi – se si tiene conto che le oltre diecimila firme sono state raccolte, pressoché totalmente, nei tribunali e dai nostri iscritti delle camere penali». Da questa settimana, informa una nota, l’Ucpi scenderà anche nelle piazze dei comuni italiani mentre altre camere penali inizieranno la raccolta in ulteriori presidi, sia dentro che fuori dai tribunali. L’elenco completo dei punti di raccolta e tutte le informazioni su www.separazionedellecarriere.it

«La proposta di separare le carriere tra giudici e pm – ha spiegato il presidente dell’Ucpi Beniamino Migliucci venerdì scorso, quando è partita la raccolta di firme – serve per dare completa applicazione all’art. 111 della Costituzione che regola il “giusto processo”. Il giudice, secondo la norma costituzionale, oltre ad essere imparziale, deve essere anche terzo, e cioè, distinto da chi accusa e da chi difende. Solo questo garantisce la imparzialità della decisione e rende effettivi gli altri principi della parità delle parti e del contraddittorio. Senza separazione delle carriere ogni riforma perde di significato».

Critica nei confronti dell’iniziativa dei penalisti Magistratura Indipendente, il raggruppamento di giudici guidato da Antonello Racanelli e Giovanna Napoletano, che in una nota aveva invitato «i propri rappresentanti al Comitato Direttivo Centrale a sollecitare una immediata presa di posizione dell’Anm in relazione all’iniziativa patrocinata dalle Camere Penali di una proposta di legge d’iniziativa popolare in materia di separazione delle carriere, ribadendo che qualsiasi intervento sul punto e in materia di obbligatorietà dell’azione penale rappresenta un grave vulnus all’indipendenza della magistratura come disegnata dalla nostra Costituzione». L’associazione «invita i propri rappresentanti a sollecitare un ulteriore momento di riflessione sulla questione della magistratura onoraria, anche alla luce delle condivisibili considerazioni espresse dai capi di alcuni uffici giudiziari», evidenziando «la necessità di tutelare alcune legittime aspirazioni dei magistrati onorari pregiudicati dall’incapacità e dall’inerzia della politica in materia».

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