Da mafia capitale alla separazione delle carriere. L’articolo del Presidente Migliucci

Pubblichiamo l’intervento del Presidente UCPI Beniamino Migliucci pubblicato su Il Tempo del 24 luglio 2017

L’on. Rosy Bindi, ha inteso commentare la sentenza del processo “Mafia Capitale” che ha escluso l’esistenza di una associazione mafiosa. La presidente della commissione antimafia, come riportato da agenzie e articoli di stampa, ha auspicato (senza conoscere le motivazioni) che la procura impugni la decisione del tribunale, evidentemente perché sbagliata, e ha sostenuto che la magistratura inquirente possiede professionalità e strumenti adeguati per leggere i fenomeni mafiosi al contrario dei giudicanti sprovvisti di specializzazione. In altre parole i giudici non hanno capito perché non adeguatamente preparati. Nel nostro paese, quando si tratta di mafia o di antimafia, funziona così: se si criticano norme perniciose o se i giudici assolvono imputati di mafia, si corre il rischio di essere considerati collusi o impreparati. Ai giudici romani è andata bene: per loro si tratterebbe solo della seconda ipotesi, e comunque sono stati inusitatamente delegittimati. Quello che più deve preoccupare è però l’idea di fondo secondo cui il verbo in questa (e in altre materie) sarebbe rappresentato dalle ipotesi accusatorie delle procure che non andrebbero contrastate, perché autosufficienti e infallibili con il giudice relegato al mero ruolo di certificatore per non essere ritenuto inidoneo. Queste (amare) riflessioni spingono di converso a ritenere ormai ineludibile, nell’interesse di tutti, affrontare il tema del rafforzamento del giudice che deve coltivare la propria autonomia e indipendenza soprattutto nei confronti degli altri magistrati. E questa autonomia va protetta ed esaltata. Chi decide deve avere cultura, anche della prova, diversa da chi accusa. È normale, anzi dovrebbe esserlo perché è scritto nella nostra Costituzione che rimarrà inattuata fino a quando non si arriverà a separare le carriere dei giudici da quelle dei pubblici ministeri.

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