Il Manifesto

Il sistema processuale soffre una profonda e difficile crisi. Il giudice terzo è il primo necessario passo verso la modernizzazione del processo nella direzione della effettività dei diritti dei cittadini.

Nel nostro paese si parla da decenni di riformare il sistema giustizia e le proposte avanzate in questo senso sono disparate ed indirizzate verso gli obbiettivi reputati più urgenti da chi, volta per volta, le avanza. In tema di prescrizione dei reati, ad esempio, le soluzioni proposte per ridurne l’incidenza vanno dall’auspicare una tempistica perentoria per lo svolgimento delle indagini preliminari (fase durante la quale si registrano obbiettivamente le maggiori lentezze) all’allungamento del tempo possibile per la celebrazione del processo.
Ci sono però principi generali – le pietre angolari dell’intero sistema, quelle per intendersi modificando le quali il sistema resta stravolto – che non tollerano interpretazioni diverse a seconda dei punti di vista.

Una di queste pietre è la terzietà del giudice, vale a dire la assoluta equidistanza del giudice da entrambi le parti del processo: nessuno può discutere la bontà di questo principio e la necessità della sua attuazione. Si tratta di una pietra angolare poiché essa trasferisce al sistema la sua essenza di sistema accusatorio.

Ciò vuol dire che un processo nel quale tale equidistanza non sia attuata non è un processo accusatorio; non è cioè il processo che il legislatore ha voluto. Tanto ciò è vero che il principio della terzietà è stato espressamente inserito in Costituzione all’art. 111. Ecco quindi che ogni vera riforma della giustizia non può che cominciare dal principio: la Costituzione impone la terzietà del giudice, il legislatore ordinario deve garantirla ed attuarla con ogni mezzo.

Per questo chiediamo il tuo supporto, la tua firma per sottoporre al parlamento il progetto di revisione costituzionale che garantisca la terzietà del giudice.